AUSTRALIA,  SYDNEY

Fuga da Sydney, direzione? Blue Mountains!

Inizio a scrivere da qui, a parlarvi del nostro viaggio “on the road” nella zona più conosciuta dell’Australia, raccontandovi delle Blue Mountains, dichiarate Patrimonio dell’Umanità nel 2000.

Inusuale forse, ma per chi già mi conosce sapete che io lascio il cuore nella natura, più che nelle grandi città. E vi posso garantire che questo angolo di paradiso, a sole 2 ore di treno da Sydney, vi riempirà il cuore di gioia.

La mattinata inizia con un treno cancellato. Se fossimo stati in Italia, sicuramente, la preoccupazione sarebbe salita alle stelle per una giornata rovinata dall’inefficienza dei mezzi di trasporto ma, fortunatamente, siamo a Sydney e fidatevi che qui le cose sono completamente diverse!
Troviamo senza faticare i bus sostitutivi che gratuitamente ci portano da Sydney Central Station a Blacktown Station da cui prenderemo il collegamento per la cittadina di Katoomba (letteralmente significa “water tumbling over a hill”, acqua che rotola già da una collina), che sarà il nostro punto di partenza per la nostra escursione.

Stazione di Katoomba

Mi basta mettere piede su un sentiero che dimentico il caos della città e inizio ad essere più me stessa.
Le Blue Mountains ci sorprendono subito regalandomi una vista mozzafiato su tutta la valle. Rimango immobile per diversi minuti a contemplare ciò che la natura ha creato, perdendomi nel blu dell’orizzonte. Poi, eccole lì. Le famosissime Three Sisters spuntano timide alla mia sinistra, pronte per essere fotografate.

Queste formazioni rocciose prendono il nome da un’antica leggenda aborigena: tre bellissime sorelle Meehni, Wimlah e Gunnedo, appartenenti alla tribù di Katoomba si innamorarono di tre fratelli di un’altra tribù, quella di Nepean. Le leggi tribali però ne proibivano il matrimonio cosicché i tre giovani decisero di rapire le loro amate, scatenando una guerra tra le due tribù rivali. Per salvare le tre sorelle dalla battaglia, un santone locale decise di trasformarle temporaneamente in rocce, ma lui stesso venne ferito a morte durante lo scontro, non potendo più così spezzare l’incantesimo.

Scoprire le storie, le credenze della Terra in cui sono è uno degli aspetti che amo di più dei miei viaggi, perché alla fine è con le storie che si inizia a sognare.
A fare da cornice a questo spettacolo, le Katoomba Falls e i cacatua bianchi che giocano ricorrendosi tra gli alberi. Purtroppo essendo fine Dicembre, periodo estivo qui in Australia, la cascata era ridotta a un rigolo d’acqua sottile, ma l’immaginazione mi ha portato a vederla nel suo pieno splendore!

Three Sisters

Ci dirigiamo verso il clou della giornata, la temperatura inizia a salire e speriamo solamente di trovare un po’ di ombra.
Prima tappa: Scenic World, un grande parco con diverse esperienze da vivere a tutte le età!
Presi dall’energia della mattina e, soprattutto, ignari di cosa ci avrebbe riservato il pomeriggio, decidiamo di camminare invece che prendere il bus di linea o l’Explorer Bus.
Iniziamo la camminata lungo la Scenic Walkway, una passeggiata di circa 2,5 km nel bel mezzo della foresta pluviale adatta davvero a tutti! Lungo il percorso abbiamo modo di scoprire la storia delle antiche miniere di carbone della zona e farci accompagnare dal cinguettio dei cacatua.
Con assoluta semplicità arriviamo alla prima vera grande attrazione turistica: la Scenic Railway! Immaginate di discendere la costa della montagna a bordo di un treno con un’inclinazione di 52°! Sicuramente una corsa fuori dal comune! 
Da qui si può ufficialmente dire che inizia la nostra avventura!
Ancora non riesco a spiegarmi come sia stato possibile sbagliare l’ordine in cui fare le attrazioni, sta di fatto che ci siamo trovati esattamente al punto da cui eravamo partiti la mattina, perciò, l’unico modo per proseguire la giornata era rifarci la strada sotto il sole torrido di mezzogiorno per prendere poi la Scenic Skyway, una sorprendente cabinovia con il pavimento di vetro e una vista a 360° sulle Katoomba Falls, Three Sisters e la Jamison Valley all’orizzonte.

Stremati dal caldo e dalla fame ci prendiamo una pausa all’ombra di un grande albero per mettere qualcosa sotto i denti e, per la terza volta, ripercorriamo la strada che ci riporta al punto centrale del parco per metterci in coda, si, c’è coda, per l’ultima esperienza: la Scenic Cableway.
Si tratta questa volta di una cabinovia che ci porta nel cuore della Jamison Valley dandoci la possibilità di vedere il panorama da un punto di vista differente.

Scenic Skyway

Il mio itinerario prevedeva, arrivati a questo punto, una serie di lookout molto suggestivi, a detta di Google. Peccato però che eravamo in ritardo sulla tabella di marcia di ben due ore! Cancelliamo i piani iniziali e ci diamo come nuovo obiettivo quello di raggiungere Leura, il paesino che precede Katoomba. Avevamo due opzioni: ripercorrere per la quarta volta la stessa strada, raggiungere il centro del paese e prendere il treno per Leura (circa 45 min tra una cosa e l’altra) oppure fare la passeggiata che dal bosco porta direttamente alla nostra meta (circa 1 ora). Lascio a voi immaginare qual è stata la nostra scelta.

Riparte la camminata. Iniziamo a salire i Furber Steps, una serie INFINITA di gradini, a volte molto spartani, incastrati nelle montagne. La vista è assolutamente impeccabile. Siamo circondati dalla foresta pluviale, cascate e uccelli che cantano. È piuttosto faticoso anche per chi è allenato, non era il mio caso ovviamente, ma si arriva in cima!

Vista l’ora di partenza dovevamo essere quasi arrivati… ma qualcosa è andato storto!
Ci ritroviamo di fronte a un cartello che indica:

“Leura Forest 3.9 km, 1-2 hr”

“Leura Forest: buona fortuna”

Premetto che la segnaletica alle Blue Mountains non è delle migliori, quindi mi riservo il lusso di incolpare la mancanza di giuste indicazioni da parte del parco. Non essendoci segnale e non potendo verificare su Google Maps dove fossimo, seguiamo quel sentiero. Erano le 3 del pomeriggio quindi secondo i nostri calcoli, camminando a passo spedito, in un’ora e mezza circa saremmo dovuti essere di nuovo in città.

Penso di non essermi mai trovata così tanto immersa nella natura come quella volta. C’eravamo solo noi due.

Trasmettervi la sensazione di libertà assoluta che ho provato in quel momento è probabilmente impossibile ma posso assicurarvi che poche volte in vita mia mi sono sentita così viva. 
La luce iniziava a scarseggiare, per via degli alberi iper fitti e il mio spirito d’avventura mi stava spingendo a mettermi alla ricerca di qualche serpente o qualche avvistamento speciale da ricordare. Ma il buio, i rumori del bosco, e il fruscio delle foglie non stavano creando sensazioni troppo belle perciò abbiamo deciso di allungare il passo e proseguire, soprattutto dopo i miei racconti sulla pericolosità degli animali australiani.

Faceva davvero molto molto caldo e l’umidità stava diventando pesante da sopportare. Dopo quasi un’ora nella desolazione più totale, incontriamo finalmente due ragazzi in prossimità di una piccola cascata che mi hanno fatto rompere un nuovo limite. Qualcosa mi ha fatto fermare a scambiare due chiacchiere con loro ed è stata la pausa più giusta che avessi preso in quella giornata! Loro si tolgono la maglietta, si avvicinano all’acqua e rimediano al caldo afoso di quel pomeriggio… buttandosi sotto la cascata!

NON POTEVO NON FARLO ANCHE IO!

A mente lucida avrei pensato a tutti i pro e contro che ne sarebbero derivati, ai possibili animali che avrei potuto trovare li dentro e al freddo che avrei preso una volta uscita. Senza pensarci troppo però, sono entrata. L’acqua era più piacevole del previsto e, anche se per pochi secondi, il massaggio naturale della cascata che piomba sulle spalle è stato unico!

Una delle esperienze più belle di questa giornata!

Un anno fa non avrei mai pensato di fare una cosa del genere, che seppur semplice e magari banale, era circondata da mille timori.
Con i vestiti zuppi, il freddo che iniziava a farsi sentire ma il corpo pieno di una nuova energia, proseguiamo per un centinaio di metri fino a trovare un nuovo cartello:

“Leura, 1h 30 min” e un’altra serie INFINITA di gradini.

Questi erano davvero tanti ed estremamente ripidi. Ma come poteva mancare ancora un’ora e mezza? Erano ormai le 16 e posso garantirvi che abbiamo fatto mente locale su quanta acqua e cibo avessimo nello zaino per passare la notte nel bosco e incamminarci nuovamente la mattina seguente. Saliamo le scalinate in ferro con molta fatica e poca speranza fino a uno spiazzo che dava su tutte le Blue Mountains.

Breve pausa per recuperare il fiato e approfittarne per scattare qualche foto e finalmente incontriamo una coppia di ragazzi provenienti da un altro sentiero (stessa direzione nostra). Ci fiondiamo letteralmente su di loro sperando che avessero qualche informazione utile per noi. Chiediamo da dove arrivassero e sentite un po’.. Arrivavano esattamente da Katoomba come noi, ma inspiegabilmente avevano camminato per soli 15 min.

Noi stavamo camminando da più di tre ore.

Ancora oggi mi chiedo come sia stato possibile perderci tra i sentieri della foresta, probabilmente era ciò di cui avevamo bisogno. Ogni tanto perdersi è la soluzione migliore per ritrovare se stessi.

Dalla direzione opposta vediamo arrivare altri due ragazzi completamente freschi ed pieni di energia che ci hanno dato una bellissima notizia: Leura distava poco più di 10 min da lì.
Inizia la corsa per cercare la civiltà ed effettivamente dopo 4 ore di camminata nel bosco, arriviamo sull’asfalto. Stremati.
Un’altra mezz’ora a piedi e due ore di treno erano necessaria per raggiungere la stazione del paesino e permetterci di tornare, finalmente, a Sydney.

Le Blue Mountains mi hanno regalato tutto questo. Un’avventura che difficilmente dimenticherò, paesaggi spettacolari, suoni, rumori e profumi  che solo la natura incontaminata può donarti.

Concedetevi una gita fuori porta se siete a Sydney perché non ne rimarrete affatto delusi!

“Ricordatevi di respirare. Dopo tutto, è il segreto della vita.”
(Gregory Maguire)

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