AUSTRALIA,  PERTH,  POUCHAROOS, STORIE D'AUSTRALIA

“Perché ho smesso di scrivere?”

Scrivere. Ne parlavo qualche giorno fa un’amica, “Perché hai smesso di scrivere?” mi ha chiesto.
La verità è che non ne avevo idea, finché lei non me lo ha fatto notare.

Scrivere é stato, da quando mi sono trasferita in Australia, un modo per raccontare e condividere quello che vivevo, come un diario per me e per le persone più strette.
Scrivevo sul blog, sui post di Instagram e nelle note del mio telefono per racchiudere memorie ed emozioni e sviscerare quello che accadeva dentro di me, forse per poterlo comprendere meglio.
La scrittura è stata per me come una psicoterapia che mi ha accompagnata sia durante i viaggi che nei momenti più intimi.
Ma allora perché ho smesso? Cosa è cambiato?

“Un caramel latte, per favore”, ecco cos’è cambiato.

Quando il primo marzo 2018 ho lasciato l’Italia avevo tanto da dire, tanto da raccontare. Erano pensieri ed emozioni legati al passato e a ciò che mi tratteneva incatenata a una vita che non volevo e che stavo cercando di cambiare.
Perché ero partita? Perché volevo così tanto qualcosa di diverso?
E lo scrivevo.
Quei viaggi e quelle esperienze hanno segnato un’enorme svolta in quella che è la mia attuale vita.
Sapevo di voler di più, sapevo che al di fuori di quelle mura di casa, in un paesino vicino all’aeroporto di Malpensa, c’era un mondo di opportunità. E io le volevo tutte.

A distanza di ormai quattro anni e un blog che fatico a portare avanti, ho capito che quello da cui scappavo non era la routine, era la routine cha avevo in Italia.
Ho sempre pensato che il problema fosse avere una vita standardizzata, ma la verità è che una vita classica non mi è mai dispiaciuta, anzi.
Quello che ho sempre cercato di evitare era l’insoddisfazione di fare qualcosa solamente perché era più conveniente.

Iscriversi a un corso di studi perché così trovo lavoro più facilmente, accontentarsi di un lavoro ben retribuito anche se non piace così almeno avrò una vita più serena e così via.
Non mi è mai stato imposto direttamente nulla di tutto ciò, assolutamente, ma il peso della società italiana su decisioni di questo calibro si è fatto sentire in maniera importante a tal punto che l’idea di stabilità ha vinto su quella di felicità.

Questa idea mi ha accompagnato subdolamente anche nei primi due anni qui in Australia.
Inconsciamente cercavo la soluzione più stabile, che ovviamente non mi rendeva del tutto felice.
Mi spostavo ogni tot mesi da Perth in continua ricerca di quel qualcosa che non arrivava.
Ma non sapevo ancora cosa fosse.
Ero felice sì, ma non ancora soddisfatta.

Avevo fatto il primo passo per staccarmi da quella routine italiana che aveva bloccato la mia voglia di fare, ma avevo bisogno di buttarmi nel vuoto e rischiare.

Ricominciare a scrivere da qui

La svolta

E così ho fatto.
Ho preso in mano la mia vita e da quel momento in poi tutto è cambiato, qui potete leggere la storia per intero!

Era la fine del 2019 e stavo cominciando il mio percorso di studi qui in Australia, da zero, a 27 anni compiuti.
Un breve corso di business che è stato il tassello fondamentale per capire la direzione da prendere.
Da sempre, ho avuto il desiderio di lavorare con i bambini. Hanno sempre fatto parte della mia vita in qualche modo e la naturalezza con cui mi pongo nei loro confronti lo conferma.
Ed è per questo che dopo il corso di business ho deciso di rinunciare ad uno sponsor che mi avrebbe garantito la residenza australiana, per iniziare a studiare Childcare.
Un anno di studi già completato e un altro, l’ultimo che terminerà a fine anno.

Alla soglia dei 30 anni penso che sapere di aver trovato, o meglio, accettato la propria strada sia magnifico.
Tornare sui libri e approfondire ogni aspetto dell’infanzia è una sensazione meravigliosa che mi fa sentire estremamente soddisfatta. Ma parlerò di questo percorso in dettaglio in un altro articolo perché c’è molto da dire.

Ma quindi, perché ho smesso di scrivere?
La risposta che mi è arrivata parlando con Sara davanti a quel caramel latte, é che in qualche modo non ne ho più sentito il bisogno.
Scrivere, come vi ho già detto, era un modo per esorcizzare quello che stava accadendo dentro di me. Ma da quando ho trovato la mia strada, vedo il quadro quasi completo e sono serena.

Ho costruito una nuova routine, fatta su misura per me e che mi rende felice.
Svegliarmi il lunedì mattina per andare sui banchi di scuola a studiare quello che avrei voluto fare 10 anni fa mi regala una carica pazzesca. Andare in asilo ed essere circondata da tutti quei piccoli essere umani che fanno affidamento su di me, è una delle più grandi opportunità che ho per migliorarmi ogni giorno.
Passare i venerdì con i bimbi della famiglia per cui lavoro, mi permette di aiutarli a creare ricordi che lasceranno il segno nella loro infanzia.
E poi, tornare a casa ogni sera dal mio compagno per completare il puzzle.

Il problema non era la routine, era avere una routine insoddisfacente. E questo mi ha fatto rivalutare tantissimi aspetti che non avevo mai considerato.

Smetterò di scrivere? No, assolutamente.
Questo articolo dopo tanti mesi mi ha ricordato il motivo principale per cui avevo iniziato il blog: scrivere un diario.
Pubblicherò un articolo al mese in cui tratterò diverse tematiche, più specifiche sulla vita in Western Australia e sulla mia vita in generale.

Qui è festa oggi, non si lavora, quindi andrò a godermi il mio caramel latte con vista fiume apprezzando ogni singolo istante di questa meravigliosa vita che mi sto creando!

E come ci viene ricordato da “I quattro accordi Toltechi”, “La vita di ciascuno è la manifestazione del proprio sogno. potete cambiare vita in qualunque momento, se il sogno non vi piace”.

Kimberley, Western Australia

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