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Australia day, cosa si celebra realmente?

Australia Day, 26 gennaio.
Cosa si celebra realmente?
Il giorno della fondazione dell’Australia o l’inizio dell’invasione da parte dei coloni britannici?

Ebbene si, ci sono due varianti di questa storia.
Esiste la versione felice, che racconta la nascita di un Paese meraviglioso come l’Australia con tutto quello che ne consegue, ed esiste la verità, quella parte di storia che si cerca di tenere celata sotto falsi miti.

“Poucharoos, Storie d’Australia”, si chiama così proprio perché l’idea è quella di condividere racconti, miti, tradizioni su questa Terra.
Ma la mia missione è quella di portare alla luce e farvi conoscere soprattutto gli aspetti che sono meno conosciuti ed approfonditi.

Torniamo quindi all’Australia Day, festa nazionale.

Si dice che il 26 gennaio del 1788, Arthur Phillip approdò con la prima flotta nella Baia di Sydney, in New South Wales.
In realtà la storia insegna che la data non è completamente esatta. Infatti è stato ipotizzato che il Capitano arrivò a Botany Bay tra il 18 e il 20 gennaio di quell’anno ma, non riuscendo a trovare fonti d’acqua, riprese la navigazione fino appunto a raggiungere Sydney Cove, il giorno 26.

Circa un secolo dopo questa data è stata associata al giorno della Fondazione, o del Primo Sbarco e nel 1946 viene coniato il nome “Australia Day”, diventato poi festività pubblica nazionale circa 50 anni più tardi.

Qui potrete trovare un riassunto dettagliato, in inglese, della storia dell’Australia Day.

Ma cosa festeggiano quindi il 26 Gennaio gli australiani?

Fino al 1979 il focus di questa giornata era incentrato sull’anniversario dell’occupazione britannica, oggi invece, per la maggior parte della società, l’attenzione è spostata sull’idea di Australia stessa, è il giorno per celebrare i valori, la libertà, la terra, il lifestyle, la democrazia, ma soprattutto le persone.

Citando il National Australia Day Council, “é un giorno che riflette cosa abbiamo raggiunto e ciò di cui possiamo essere grati nella nostra, meravigliosa, nazione. Un giorno per impegnarci nuovamente a rendere l’Australia un posto ancora migliore per le generazioni a venire”.

Ed è così, che il 26 gennaio di ogni anno, il Paese è in festa, ogni Stato accoglie i nuovi cittadini con cerimonie pubbliche, l’aria profuma di griglia, la musica inonda i quartieri e l’Australia si mostra per il magnifico posto che è.

Perché allora c’è una seconda versione della storia?

L’Australia, come la immaginiamo, come ci viene raccontata, sembra il Paese dei sogni. E lo è effettivamente per molti aspetti.
Quello che però non viene mai narrato, nemmeno qui nelle scuole, è il passato che ha avuto.

La storia australiana è tutt’altro che rosea infatti.
Si parla poco, pochissimo, quasi per niente dei genocidi avvenuti, dei campi di sterminio, di chi siano realmente gli aborigeni.

Una cosa è certa, gli estranei, qui, siamo noi.

E la storia lo insegna.

Per la cultura indigena, ovvero nativa australiana, il 26 gennaio è data di protesta, di ricordo, di dolore.
Non si tratta di Australia Day, ma di Invasion Day.

Native Australian
Native Australian
Invasion Day

Stiamo parlando del giorno che ha segnato l’inizio della colonizzazione britannica, l’inizio di malattie che hanno sterminato la popolazione.
Parliamo di privazione delle terre, di abusi, di distruzione di una cultura forte e radicata e di generazioni rubate.
Gli indigeni australiani sono la più antica civiltà del pianeta, e la colonizzazione inglese l’ha completamente distrutta.

“C’è un detto che sostiene che la Bianca Australia ha una Storia Nera”.
Bryan Andy, Aboriginal man 

Ed è così. Non si tratta solamente di un passato oscuro e mascherato, si tratta di popolazione.
Molti pensano che l’Australia sia nata poco più di due secoli fa, con le prime invasioni, ma pochi sanno che i primi cenni storici di tribù locali hanno oltre 60.000 anni.

A fine ‘700, quando furono instaurate le prime colonie inglesi sul territorio australiano, la Gran Bretagna dichiara di essere entrata in possesso di una Terra disabitata, in possesso di nessuno, una Terra Nullius.
La verità?
Oltre un milione di persone native vivevano sul suolo australiano.
E di questo, nessuno ne parla.

Una muta caccia alla streghe che ha visto la popolazione australiana dimezzarsi.

Nella prima metà dell’800 gli indigeni erano stati decimati.
Le 80.000 persone sopravvissute sono state confinate in aree “appositamente designate” e ancora oggi vengono governate da leggi per loro specifiche e sono allontanate dalla società stessa.

Il principio della Terra Nullius è rimasto in vigore fino al 1992 e ancora oggi la maggior parte degli aborigeni, come vengono chiamati dalla società moderna, in maniera dispregiativa, sta ancora aspettando la restituzione delle proprie terre.
Ma di questo parlerò prossimamente in un articolo dedicato.

Day of Mourning

La data del 26 Gennaio, per alcuni nativi, viene celebrata invece come “Day of Mourning”, in memoria proprio dei massacri, della violenza subita e dei traumi ancora oggi presenti, dovuti alla separazione e allontanamento dalle proprie terre e antenati.
Il primo Day of Mourning, fu organizzato a Sydney, dall’attivista per i diritti aborigeni William Cooper, nel 1938, durante il 150° anniversario dell’invasione.
E proprio in questa occasione la popolazione indigena locale fu forzata a partecipare alla rievocazione storica del primo approdo della flotta britannica.
I nativi abitanti a Sydney si sono rifiutati categoricamente di prendere parte alla rappresentazione e furono imprigionati fino alla fine della giornata nella caserma di polizia di Redfern.

“Mi rifiuto di celebrare.. e ogni Australia Day il mio cuore è a pezzi in quanto mi viene ricordato tramite gli sguardi di molti, che non sono il benvenuto nella mia Terra.”
Nakkiah Lui, Aboriginal actor and writer

Survival Day

Altri ancora, infine, vedono questa ricorrenza come opportunità per riconoscere la capacità di sopravvivenza della popolazione indigena e della loro cultura nonostante la colonizzazione e la discriminazione che ancora oggi viene subita.

Come potete vedere quindi l’Australia Day non è una festività con una connotazione positiva.
Rimane a noi, al nostro buon senso, prenderne parte e festeggiare, o supportare e approfondire ciò che è stato.

Per altre curiosità sulla cultura nativa, date un’occhiata qui!

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